LE Origini dei cognomi e del Patriziato di Sant'Antonino

Presentati dal patrizio Siro Bassi in occasione dell'assemblea dell'ALPA tenuta nella sala multiuso di S. Antonino nel 1993

La descrizione del passato e delle origini della comunità provinciale contadina riportataci come la "Vicinantie de Sto. Antorino comitatus Bellinzonae" ed arrivata ai nostri giorni come Patriziato di Sant'Antonino non può attingere informazioni solo dal patrimonio scritto e purtroppo ridotto a ben poca cosa miracolosamente sfuggita a ben due incendi: quello che devastò la "cumüna" (così si chiamava la casa della comunità) verso la metà del secolo scorso ed il secondo, pira attizzata una trentina d'anni or sono da coloro che con il pretesto di "far posto" preferirono gettare alle fiamme documenti vecchi, ignari del valore storico ivi contenuto. Il racconto sarebbe scarno, possibilmente tedioso e sicuramente incompleto.

Per completare la fonte delle informazioni, nell'intento di fornire una descrizione completa e reale, alle poche informazioni scritte abbiamo aggiunto alcuni racconti dei nostri vecchi, parte della tradizione orale più attendibile, ciò che si rinvenne con i lavori di restauro della nostra chiesa, l'interpretazione della distribuzione e ripartizione del territorio com'era un tempo (prima del raggruppamento terreni) e la formazione dei cognomi, sull'esempio del prof. Lurati della cattedra di Basilea.

I cittadini patrizi erano i figli dei senatori romani nominati da Giulio Cesare ed i loro discendenti; ora sono coloro che portano i cognomi più antichi di un determinato territorio, anche se la legge, attualmente, prevede l'estensione dello stato di Patrizio anche a coloro che soddisfano certe condizioni. Ma noi siam certi che, oltre definizioni e descrizioni poste in o imposte da una legge organica, il Patriziato è pur sempre quella comunità di romantica rimembranza del passato, di un passato legato alla terra, ai monti, ai boschi più lontani, ed alla pastorizia comunitaria alle alpi, patrimonio che poco tempo fa arrischiava di cadere nell'oblio ed abbandono ma riscoperto ed apprezzato sempre più dalle nuove generazioni.

Il nostro Patriziato, e quindi la comunità di Sant'Antonino, hanno le proprie radici nel tardo impero romano. Sotto l'attuale chiesa si riscoprii nel 1986 la più antica chiesa del Bellinzonese. Il ritrovamento di una moneta di bronzo coniata durante l'impero di Costantino il Grande prima del 337 dopo Cristo e quello di cocci di intonaco dipinti nella piccola abside semicircolare della chiesa primitiva, permettono di collocare questa prima chiesa tra l'850 ed il 950. L'aver costruito una chiesa in quell'allora testimonia e preclara una importante presenza umana e culturale, popolazione indubbiamente stabilitasi qui molto tempo prima, forse già nel 300 come si potrebbe supporre da oggetti rinvenuti in altri scavi e risalenti all'epoca romana.

La costruzione della torre campanaria (stile romanico) avvenuta nel XI secolo indica con certezza che questo territorio godeva di una ricchezza.

Seguendo la tradizione orale, nel XIII secolo, la Vicinanza Generale "de Sto. Antorino et Cadenatio" concedeva ai terrieri di Isone un diritto di pascolo sulla fascia alta della montagna, sui pascoli sopra i monti e le selve castanili e l‘alpe del Cuscio. Questo diritto, limitato a capre e vacche iniziava a San Bartolomeo (24 agosto) e terminava, se ben ricordo, a San Giovanni (24 giugno), mentre durante i due mesi restanti, il pascolo era riservato all'alpeggiatore. Non fu possibile trovare indicazione o copia del documento probabilmente conservato ad Isone. Il confine più alto dell'alpe del Cuscio partiva dal "sas dela bùia", una specie di masso erratico e seguiva "la grunda", una frattura rocciosa elevata che divide la montagna orizzontalmente. Si raccontava come quel masso erratico fu rotolato verso il basso per rubacchiare terreno e che poi vi furono accordi con gli Isonesi ristabilendo l'equilibrio ed i confini attuali, quasi fino alla linea di "acquapendente".
Probabilmente alla base di questi diritti, accordi e storie v'erano legami e ragioni ora sconosciuti, crediamo all'esistenza di strette relazioni fra gli abitanti dei tre territori di allora, relazioni commerciali e di famiglia. Come si potrebbe spiegare altrimenti la presenza di un numero rilevante di fondi appartenenti agli Isonesi da questa parte del Matro, il monte che ci separa dalla valle del Vedeggio? Come si potrebbe spiegare l'emigrazione stagionale isonese praticata fino a non molti decenni or sono? Come potremmo giustificare l'assistenza alle adunanze di Rossi, Guggia, Galli, ecc., tipici cognomi isonesi, se non perché una parte della famiglia si era stabilita da questa parte del monte?

La "vita in comune" tra Sant'Antonino e Cadenazzo invece, è meglio documentata e lunga. Crediamo che verso il 1200 iniziò o divenne più importante la Vicinanza Generale che raggruppava gli abitanti dei territori di Sant'Antonino e Cadenazzo. Vicinanza che gestiva e regolava l'uso di quei fondi che nessuno aveva dichiarato suoi, vuoi perché molto lontani dalle case, vuoi perché insalubri, insicuri o con una produzione insignificante. Incertezza e pericolosità scomparse non molto tempo fa. Ricordo l'emozione di mia nonna quando ci raccontava della grande perdita sofferta da suo padre (non più di cent'anni fa) che si vide il tiro di buoi inghiottito dalla terra paludosa giù sotto ai "sarrai", le chiuse che regolavano il deflusso dell'acqua verso i campi di canapa e riso, siti ove oggi v'è il centro Migros. Fino al 1949, poco più giù si trovava appunto un "lischee" del patriziato. Insalubrità, rappresentata dal paludismo, malattia così chiamata perché diffusa nelle zone paludose, temuta ed ora debellata più per le opere di bonifica di una settantina di anni fa che per la lotta attiva.

Sette secoli or sono, nessuno volle quelle terre lontane, mosaico di corsi d'acqua, paludi, stagni, lischedi e qualche secca. Fu così che queste terre della bassa e quelle site sopra la linea dei monti e delle selve castanili da frutto, tutte terre lontane dalle case, che non appartenevano a nessuno, ma di tutti, vennero curati, mantenuti e gestiti dall'assemblea di tutti gli abitanti, la Vicinanza. V'era la Vicinanza Generale e due Vicinanze Particolari, queste ultime, dopo tanto tempo e trasformazioni, divennero gli odierni patriziati.

La Vicinanza Generale "de Sto. Antorino et Cadenatio " era l'assemblea generale degli abitanti delle due comunità e suoleva riunirsi "in publica platea de Sto Antorino ante Ecclesia de Sti. Antorini", ossia sul sagrato della chiesa.

In un rogito legale del "publicus Imperiali Notarius Gabriel Ruscha" del 29.03.1571 sulla disputa con certo Chicherio circa la "restituzione dictar librar Mille sexcentu " si leggono alcuni particolari di interesse.

Avanttutto sembra certo che il Console della Vicinanza Generale era anche il Console delle due Vicinanze Particolari, ossia già allora esisteva un presidente per la società madre e le due società affiliate. Questo conferma, se ce ne fosse bisogno, la relazione/collaborazione fra i due territori. Questa Vicinanza Generale raggruppava gli abitanti del territorio "de Sto. Antorino " e "de Cadenatio " e si occupava degli affari comuni alle due comunità. E‘ bello ricordare che fino a non molti anni or sono, l‘alpe del Cuscio, appartenente ai due patriziati, veniva posto all'appalto congiuntamente; e pure mi ricordo d'aver accompagnato mio padre a Cadenazzo per affiggere all'albo di quella comunità l'annuncio dell'appalto dell'alpe.

Gli affari propri a ciascuna delle due Vicinanze Particolari venivano evasi in assemblee indipendenti e per separato, ma sotto la direzione del Console che, nel citato documento, era un certo "Lesnarij (?) filius Marielli de Cadenatio".

Il citato documento dà i nominativi di ben 39 cittadini adunatisi in assemblea, oserei dire che le assemblee erano più frequentate quattro secoli fa. Perché chiaramente citate, già allora v'erano le attuali tre frazioni: Vigana, Matero e Paijardis. Si potrebbe anche credere che v'era un'altra frazione denominata Sasso, ma che certamente non è la zona Margnonì, nome che potrebbe derivare da "Piffarello filius Petri de Margnonis de Ziubiasco habitandi in Loco de Cadenatio".

E‘ bene ricordare qui che l'uso del cognome più semantico è il termine del dialetto parentela che racchiude il concetto di un classificare e raggruppare grado di consanguineità, fu introdotto dal concilio di Trento (1535-1560): sino a quel momento solevasi usare il nome proprio accoppiato a quello del padre, a quello del nonno, alla località, ad una designazione comune al casato oppure ad un soprannome come l'esempio di poc'anzi.

L'interpretazione dei nominativi usati nel citato documento toglie il fascino ad alcuni racconti circa la provenienza. Le parentele (cognomi) sicuramente in uso nel 1500 erano almeno i seguenti:
ANTOGNINI: Petrus et Johannes del Antognollo
BASSI: Johannes filius Antonij de Bassis,
GALLI: Jacobus et Mariello del Gallo,
GIANOLINI: Domenicus filius Johanolini,
NONELLA: Donatus filius Domenicus dicti Norelle,
PEDRELLI: Andreas de Pedretino filius Johannes Henrici de Galbigo
PRONINI: Johannes Antoni filius Pedrini del Prono de Vigana,
ROSSI-BELLOTTI: Magr. Johannes filius Rossiu de Paijardis, oltre ad alcuni non più in uso:
Boreto, Briaga (o Braga), Briadello, Catalina, Fligra, Gilardo, Gimono, Mino, Sasso, Tolla.

Un aggiornamento lo possiamo fare leggendo una nota "delli denari che abbiamo ricavato ... a nome del Comune particolare" del dicembre del 1690, scritta dagli esattori comunali per informare sulle somme incassate a nome del Comune. A cento e venti anni dal primo documento (scritto in lingua volgare) si leggono chiaramente alcuni cognomi (adesso cognomi) in uso, ossia: dell'Ambroso (d'Ambrogio, estinto), Antognino (Antognini, estinto?), Barboni, di Basso (Bassi), Bellotto (Rossi-Belletti o Bellotti), Bogia (estinto), Catalina (estinto), Domenghino (Domenghini, in California), del Gallo (estinto), Greppo (Greppi), Guggia (in California), Bullo (estinto), Saletto del Gallo (Saletti, estinto?), Pronino (Pronini), Gugia, della Rossa (Rossi, estinto).

Oltre l'esistenza di questi cognomi vediamo l'evoluzione rappresentata dagli interessi del Comune Particolare, denominazione chiara che lascia supporre una ridefinizione e ridistribuzione delle responsabilità (ristrutturazione diremmo oggi) con una prima separazione dei poteri. La Vicinanza forse senza una struttura chiaramente definita e composta dagli stessi abitanti, continuava ad occuparsi della gestione dei terreni lontani dall'abitato, il Comune, retto da un podestà, si incaricava piuttosto delle relazioni fra gli abitanti, nel perimetro delle case e proprietà individuali, nei quattro nuclei abitati, e delle relazioni verso l'esterno, con altre comunità. Questa Vicinanza del 1600 è proprio l'archetipo del Patriziato che conosciamo oggi noi, comunità che non si occupa se non della gestione delle alpi, dei fondi agricoli ed altri beni patrimoniali.

Trattandosi di una comunità priva di industrie, dedita alla pastorizia ed all'agricoltura, con risorse abbastanza contenute, poche ed infrequenti erano le immigrazioni; prima dei decreti e delle leggi che sancirono i diritti all'iscrizione al Patriziato, la nostra lista si completa con Bognuda (arrivati da Lodrino il 1890), Cossa (il sindaco nel 1865 era un certo Antonio Cossa, solo in California), Scandolera (forse in California), e forse altri non più in uso. L'origine del cognome molto comune Stornetta, se alcune analisi sono accertate, potrebbe ricercarsi in una trasformazione di un cognome vecchio, ma etimologia e semantica del cognome sembrano concordare: si tratterebbe di un cognome "nuovo" dato ad una persona di una famiglia della frazione di Vigana e con canizie precoci (storno = di pelo color bianco).

Le emigrazioni, specialmente quelli della seconda metà del secolo scorso verso California, Australia ed altre terre promesse e le disposizioni legali che permisero di eleggere l'appartenenza al patriziato di origine o a quello della comunità dove si abitava, cambiarono definitivamente la configurazione della nostra lista di cognomi patrizi. Oggi contiamo con ..... fuochi, ...... cittadini patrizi delle famiglie Barboni, Bassi, Bellotti, Bognuda, Greppi, Nonella, Pronini, Pedrelli e Stornetta. Come citato prima, in California si incontrano ancora cognomi nostri come Cossa, Domenghini, Guggia, Rossi, qui estinti.

La prima Legge organica Patriziale di cui trovammo notizia fu del 28 maggio 1857, modificata dai decreti legislativi del 7 luglio 1916 e del 27 febbraio 1919. L'arrivo di nuovi immigrati, di nuovi cognomi, ricordiamolo bene di nuove bocche da sfamare (castagne, pastorizia) e focolari da accendere (legna), tracciò un solco fra i vecchi abitanti ed i nuovi venuti, coloro che avevano radici nel territorio avevano certi diritti sulle terre un tempo comuni ma che adesso non lo erano più perché patriziali e gli altri ne erano esclusi.

Fu così che inizio l'ultima fase della separazione del Patriziato dal Comune. Raccontavano i vecchi di come nelle assemblee si deliberava su oggetti di ambedue le comunità, ma arrivando alle trattande esclusivamente patriziali il sindaco chiedeva ai non patrizi di abbandonare la sala. V'è pure evidenza scritta di come l'ufficio patriziale (che era la stessa municipalità) dava ordine al tesoriere comunale di pagare questa o quella spesa. La separazione giuridica del Patriziato dal Comune avvenne nel 1924. Il 24 aprile 1924 fu scritto il primo verbale della riunione del'Ufficio Patriziale ed il 18 maggio 1924 si tenne la prima assemblea patriziale, alla presenza di 17 cittadini patrizi uomini (5 Bassi, 3 Bognuda, 1 Pedrelli e 8 Stornetta, sotto la presidenza di Bassi Severo. Il verbale comunale era steso dal segretario comunale. A trecento e più anni dalla formazione, ed a 67 anni dalla legge organica relativa, si completava la separazione "de jure" del Patriziato dal Comune, comunità inconsapevolmente appaiate per secoli. Nascevano Comune e Patriziato di Sant'Antonino, Comunità autonome ed assolutamente indipendenti. Ma la sala delle assemblee e quella delle sedute erano le stesse, nella casa ribattezzata Casa Comunale. A prescindere dalla separazione giuridico-legale, durante parecchi anni Comune e Patriziato avevano parecchio in comune, quasi in famiglia, se pensiamo che Sindaco e Presidente Patriziale erano due fratelli. Parecchie volte il Patriziato, allora più ricco del Comune, si costituiva come garante per le spese di quest'ultimo.

All'inizio degli anni sessanta un nuovo vento accalora gli animi. La composizione della popolazione cambia, aumentano i non Patrizi che vedono il Patriziato come un ente abbastanza facoltoso (aveva appena comperato un monte e riattato le cascine) che si che si aggira "nella nostra Casa Comunale" senza apportare gran che alla cassa.

Favori e concessioni del Patriziato verso il Comune vengono presto abbandonati. Il comune ha bisogno di spazio (ricordate il falò con i documeti vecchi), che si arrangi il Patriziato. L'Ufficio Patriziale costretto a cedere lo spazio occupato, esce dal locale adibito a cancelleria comunale. Nell'intento di trovare una sistemazione soddisfacente, nel 1978 si giunse ad un accordo fra Patriziato e Municipio, accordo che non incontrò il consenso del Consiglio Comunale (non accettava di iscrivere nel registro dei diritti e delle servitù il diritto del Patriziato di occupare un locale di una ventina di metri quadrati). Oggi, possiamo vivamente ringraziare il Comune per permetterci l'uso di questo centro, ma anche possiamo ringraziare quella decisione del Consiglio Comunale di allora, decisione saggia perché scaldando gli animi e risollevando certo spirito di sano orgoglio negli animi dei Patrizi, si decise l'acquisto di alcuni fondi e la costruzione di una Casa Patriziale. La separazione "de facto" dei due enti viene ratificata in una assemblea del 21 dicembre del 1982, quando i Patrizi decisero di inaugurare la propria Casa Patriziale, la propria Sala Patriziale, troppo piccola per le riunioni di questo genere, ma sufficientemente grande per le bisogna nostre.